Convegno "7 anni ATENA di Roma"
(Roma, Teatro Euclide, 25 maggio 1999)

Splendori marinari
di Roma


di DOMENICO CARRO
  1. Premessa
  2. La Città marittima
  3. Accesso al mare e sistemazioni portuali
  4. Uso del commercio marittimo e imprenditorialità marittima
  5. Uso delle forze marittime per l'affermazione sul mare ed oltremare
  6. Uso del naviglio e dell'ambiente marittimo per altre esigenze
  7. Tutela del mare e dell'ambiente marittimo
  8. Capacità marinare e capacità tecniche
  9. Religiosità marinara e culto delle proprie imprese navali
  10. Conclusioni

NOTA . Proprietà letteraria (copyright © 2007) di Domenico Carro. Testo completo dei Saggi Classici: nella collana ROMA AETERNA edidit

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I. PREMESSA


Senza alcuna pretesa, né la mira di raffrontare la mia ricerca autonoma con gli studi più titolati, ho ritenuto che potesse comunque risultare di qualche interesse l'interpretazione data da un marinaio - che si è sempre occupato, in tutta la sua carriera, di gestione delle operazioni marittime - agli aspetti schiettamente marinari della storia dell'antica Roma.
Le considerazioni che seguono costituiscono un'asciutta sintesi delle deduzioni finora tratte dall'analisi della storia navale e marittima di Roma, che da diversi anni sto ricostruendo e pubblicando con il titolo di "Classica" [1], e da alcune altre pubblicazioni minori [2].
Poiché la brevità di questa sintesi non consente il puntuale inserimento di note esplicative e bibliografiche, rinvio, per ogni eventuale approfondimento, alla consultazione dei predetti lavori e del sito Internet ROMA AETERNA - NAVIGARE NECESSE EST.

SOMMARIO

X. CONCLUSIONI

Nel corso della sua storia antica, Roma esercitò sul mare un ruolo progressivamente crescente fino ad acquisirne il pieno dominio, porlo sotto le proprie leggi, miglioravi le condizioni per lo sviluppo della navigazione e trarne ogni possibile vantaggio ai fini della prosperità dell'impero.
Privilegiata dalla sua felicissima posizione, essa si dotò di un sistema portuale attivo e rispondente, che raggiunse nel periodo dell'impero le dimensioni del maggior porto marittimo del mondo classico. Essa seppe inoltre avvalersi estensivamente del commercio marittimo, delle proprie flotte e del rimanente naviglio; seppe altresì organizzare e condurre ogni attività in mare con lungimiranza, pragmatismo e determinazione. Essa anche apprezzò intensamente le piacevolezze dell'ambiente marittimo e ne utilizzò oculatamente le risorse. Essa dimostrò infine di possedere una superiore maestria nel campo dell'ingegneria navale e marittima, un'accorta sensibilità nei confronti delle esigenze di tutti i naviganti, un consapevole orgoglio delle proprie glorie navali, ed ogni altra qualità propria delle città marinare.

Non credo che si possano azzardare dei raffronti diretti né stilare delle graduatorie di merito fra le città che presentarono un carattere marinaro, tanto diverse sono le situazioni in cui esse si svilupparono e quelle con cui esse dovettero confrontarsi. Ma, pur nutrendo ammirazione e rispetto nei confronti di tutti popoli che poterono vantare la propria abilità navale, tutti gli aspetti della lunga ed attiva presenza di Roma sul mare mi sembrano sfolgorare di lucentissimi splendori.

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Note:

[ 1] CLASSICA (ovvero "Le cose della Flotta") Storia della Marina di Roma - Testimonianze dall'antichità, Rivista Marittima, Roma, 1992-2003 (12 volumi)

[ 2] Tali pubblicazioni minori includono un breviario antologico di storia marittima romana (MARITIMA - La Marina di Roma repubblicana, Forum Editore, Roma, 1995) e svariati altri saggi.

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