Convegno Internazionale di Storia Militare
"Aspetti ed attualità del potere marittimo nel Mediterraneo nei secoli XII-XVI"
Napoli, 27-29 ottobre 1997 (pagine 257-279).

L'ultimo trionfo navale di Roma

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In onore di Marco Antonio Colonna


di DOMENICO CARRO
  1. Premessa [testo completo]
  2. Gli anni giovanili di Marco Antonio Colonna
  3. La flotta personale di Marco Antonio Colonna
  4. Marco Antonio Colonna ammiraglio della Flotta romana
  5. Marco Antonio Colonna comandante supremo della coalizione
  6. Marco Antonio Colonna e la Vittoria navale di Lepanto
  7. Il trionfo romano di Marco Antonio Colonna
  8. Altri successi navali di Marco Antonio Colonna
  9. Marco Antonio Colonna Viceré di Sicilia
  10. Considerazioni conclusive [testo completo]

NOTA . Proprietà letteraria (copyright © 2007) di Domenico Carro. Testo completo dei Saggi Classici: nella collana ROMA AETERNA edidit

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I. Premessa


A chi ha avuto il privilegio, trovandosi a Roma, di salire sul Campidoglio, può essere capitato di imbattersi, fra l'enorme quantità di capolavori dell'antichità esposti nei maestosi palazzi dei Musei Capitolini, in un solenne monumento navale relativo ad un personaggio risalente a soli quattro secoli fa: Marco Antonio Colonna, il "Trionfatore". E’ infatti sul colle più sacro dell'Urbe, in quella che è la più antica raccolta pubblica del mondo, ed in particolare proprio nella Sala della Lupa, che custodisce i più venerabili cimeli della storia romana - quali sono l'antichissima Lupa Capitolina (di ben 25 secoli) ed i bimillenari frammenti dei Fasti Capitolini e dei Fasti Trionfali -, che la Città Eterna ha voluto onorare la memoria di quel suo figlio che per ultimo si è splendissimamente illustrato sul mare, rinverdendo gli allori immortali dei "trionfi navali" che permisero la diffusione della civiltà romana su tutte le sponde del mondo antico. La foggia stessa di quel monumento navale, fiancheggiato da due eleganti colonne rostrate in bassorilievo, suggerisce al visitatore la naturale affinità fra le imprese marittime di questo fascinoso esponente di una delle più rinomate casate della nobiltà romana e quelle dei personaggi di spicco della storia navale dell’antica Roma: da Caio Duilio e Lutazio Catulo, a Marco Agrippa e Giulio Agricola. Ed è stato proprio questo il primo incentivo che mi ha portato, dopo aver a lungo concentrato l’attenzione sul potere marittimo dei Romani dell’antichità [1], ad indagare sulle gesta di questo Romano più recente ed a presentarne gli aspetti salienti nell’ambito dell’illustrazione dei grandi ammiragli del XVI secolo. Tuttavia, al di là delle suggestioni suscitate dalle molteplici similitudini con il mondo antico, questo breve colpo d’occhio nel singolarissimo mondo postmedievale ci presenta non pochi aspetti di estrema attualità, fornendoci inoltre un’ulteriore conferma della perenne validità delle logiche che governano la gestione del potere marittimo.

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X. Considerazioni conclusive


Dopo aver tratteggiato, con poche frettolose pennellate, la fascinosa vita di Marco Antonio Colonna e le sue strette connessioni con le maggiori vicende marittime dell’epoca, mi limito a soggiungere qualche considerazione nello spirito del tema del nostro convegno.

Poiché si vuole valutare quanto in esame anche sotto l’aspetto della sua attualità, occorre innanzi tutto tener conto della peculiare connotazione del periodo storico considerato, sospeso fra il mondo antico e quello moderno, con vistosi residui del Medioevo nonostante gli splendori del Rinascimento italiano, e con la persistenza di sistemi feudali che parzialmente si intersecano e che, attestandosi su di un Impero nominalmente ancora romano, su regni nazionali o plurinazionali, e su principati regionali, interagiscono con libere repubbliche, con la Sede pontificia, con gli ordini cavallereschi sovrani, ecc. In questo scenario composito e contraddittorio, esiste inoltre un’ulteriore specificità: quella del popolo italiano che, avendo direttamente ereditato il cosmopolitismo e la coscienza universale dei Romani, risulta del tutto refrattario agli egoismi nazionali che dividono gli altri popoli d’Europa; esso, tuttavia, non solo non si sottrae in alcun modo alla lotta per la difesa comune contro il Turco, ma è presente su tutti i mari in prima linea ed in proporzione ampiamente maggioritaria.

È in tale contesto che si inserisce Marco Antonio Colonna, con il prezioso retaggio culturale comune a tutti gli Italiani e con la propria intrinseca romanità. Egli osserva con distacco le aspre lotte che si svolgono fra le potenze europee, e, quando viene coinvolto, si schiera – secondo la consuetudine della nobiltà romana – con la formale legalità romana rappresentata dall’Impero. Il suo atteggiamento è invece radicalmente diverso nei confronti della gigantesca ondata barbarica che rischia di sommergere la nostra civiltà: riconoscendola come il solo vero nemico da combattere, si impegna con tutte le energie in quella direzione, ricercando e caldeggiando l’unione con ogni altra forza disponibile, senza faziosità né secondi fini. Cogliendo prontamente tutte le occasioni che gli si presentano, eccolo partecipare alla costituzione delle grandi forze navali multinazionali di quel periodo (operazioni al Pegnone, a Cipro, a Lepanto ed in Grecia): soluzione tuttora attualissima, che ha dimostrato le elevate potenzialità di quello strumento quando condotto con unicità d’intenti, nonché la naturale attitudine delle forze navali latine ad operare congiuntamente, com’è stato recentemente confermato dalle svariate operazioni condotte nel basso Adriatico e dalla costituzione della Forza Marittima Europea (EUROMARFOR, con la partecipazione di Italia, Francia, Spagna e Portogallo).

Marco Antonio Colonna è stato spesso qualificato con l’epiteto di condottiero - evocante delle capacità di comando forse più terrestri che navali - per riflettere l’antica bivalenza interforze ancora vigente all’epoca. Tutte le sue scelte, tuttavia, denotano la sua innata predilezione per il mare e la sua chiara visione dei grandi vantaggi conseguibili attraverso l’esercizio del potere marittimo. Egli non ha dubbi sulla necessità di sconfiggere i Turchi proprio sul mare, ben comprendendo che la via maestra per il perseguimento dell’obiettivo strategico più importante, quello di fermare l’espansione ottomana, consiste nel sottrarre al nemico la possibilità di fruire della supremazia marittima.

Ma il Principe romano non si limita a buoni ragionamenti teorici ed a felici intuizioni: egli sa dimostrare con l’azione la sua capacità di sollecitare ed ottenere l’accordo delle altre parti (ambascerie a Venezia negli anni 66 e 71 ed a Madrid a fine 72) e, soprattutto, le sue doti di comando, associate ad una stoffa di autentico marinaio. Lo vediamo già sul piano organizzativo, dalla sicurezza e celerità di allestimento di nuove flotte (la propria degli anni 62-64 e quella pontificia negli anni dal 70 al 73.) e di reperimento ed addestramento degli stati maggiori ed equipaggi (marinai, rematori e militi navali): creazione ex novo, per quattro volte, di strumenti navali del tutto rispondenti e che danno eccellente prova di sé, per capacità marinaresche e per combattività. Lo vediamo poi sul piano della logistica, sempre curata con ogni sollecitudine, sia per la propria flotta, sia per la forza navale multinazionale quando egli ne esercita il comando in prima persona (nell’operazione del 70 e nelle fasi iniziali di quelle del 71, per un mese, e del 72, per circa due mesi): questo aspetto assume una cruda evidenza quando le navi di don Giovanni d’Austria devono rientrare in Italia per carenza di viveri, mentre tutte le altre ignorano tale problema pur avendo preso il mare molto tempo prima. Lo vediamo infine sul piano tattico, dall’autorevolezza del suo comando, dalla sua determinazione in seno al consiglio degli ammiragli della Lega, dalla sua accortezza nel fronteggiare le situazioni critiche, dalla sua ostinata perseveranza nei momenti difficili, dal suo fiuto nell’individuare i punti deboli del nemico, dall’immediatezza di concezione delle linee d’azione più favorevoli, dalla sua irruente foga combattiva e dalla quella manifesta carica vincente che trova un naturale sbocco a Lepanto.

Alberto Guglielmotti, dal cui approfondito ed accurato studio su Marco Antonio Colonna non si può prescindere, ne parla come "il più grand’uomo del suo tempo, colonna saldissima del Cristianesimo, dell’Italia, e di Roma; dal cui senno e valore deve la posterità riconoscere la grande vittoria. Egli a stringere la Lega, egli a conservarla, egli a trovare il danaro, egli a quietare le risse dei soldati, egli prima di ogni altro al convegno di Messina, egli ad assicurare la riunione della flotta, egli a trattenere la fedeltà dei Veneziani, egli a vincere il partito della battaglia, egli a prevedere in chiari termini la vittoria, egli a mettere la ragione in capo agli Spagnoli, egli ad impedire la guerra intestina, egli a condurre i discordi sul campo della battaglia, egli a sostenerli nella mischia: sempre esposto ai maggiori pericoli, non solo nel comandare e provvedere ai bisogni della sua galea, ma a quelli di don Giovanni e di tutta la flotta" [69],

In merito a Lepanto, che costituisce ovviamente il più vistoso risultato conseguito con il determinante apporto di Marco Antonio Colonna, mi sembra opportuno sottolinearne la valenza storica, in modo da attenuare l’inevitabile sensazione di delusione suscitata dal successivo inaridimento della Lega: "quantunque la memorabile giornata, in quel luogo combattuta e vinta, non producesse la caduta repentina dell’impero ottomano sotto la violenta percossa, tuttavia lo ferì di piaga insanabile, e lo ridusse per lenta consumazione all’impotenza" [70]. Dopo Lepanto, infatti, "il potere marittimo turco non assunse più iniziative di espansione strategica verso il Mediterraneo occidentale, limitando il proprio impegno ad eliminare gli Spagnoli da Tunisi nel 1574" [71].

Tornando a Marco Antonio Colonna, mi sembra di poter concludere che dal suo appassionato impegno, ancorché prodotto in un periodo storico profondamente dissimile dal nostro, sono scaturiti risultati ed insegnamenti che permangono di elevato pregio e di sicura attualità. E sono lieto di aver avuto l’occasione di onorarne la memoria in un qualificato consesso di cultori della storia marittima, nella convinzione che a nessuno più di lui, negli ultimi venti secoli, poteva meglio attagliarsi il solenne rientro nella Città Eterna con l’antico rito romano del trionfo navale.

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Note:

Avvertenza: nelle citazioni riportate fra virgolette nel testo, le espressioni eccessivamente arcaiche sono state sostituite dal loro equivalente moderno; ciò al fine di renderne più immediata la comprensione (tenuto anche conto delle esigenze di traduzione nelle altre lingue) ed eliminare possibili equivoci.

[ 1] Domenico Carro, Nascita e affermazione del potere marittimo di Roma, da "Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Acta del Convegno di Storia militare tenuto a Venezia nella sede dell'antico Arsenale dal 16 al 18 settembre 1996", Ufficio Storico della Marina Militare - Commissione Italiana di Storia Militare, Roma, 1998, pagine 55-88.

[69] Guglielmotti (op. cit.), pag. 236-237.

[70] Guglielmotti (op. cit.), pag. 4.

[71] Luigi Donolo, Storia della dottrina navale italiana, Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, 1996; pag. 94.

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